E questo e quello

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C’è un tempo inevitabile che arriva. E si resta fermi sul molo di schiena. Affacciati sul bordo di una quasi primavera ottusa.
Resto in pausa là, in cerca di parole che puliscano e con la sensazione di non aver detto tutto.
Mi sento la cornice di una tela bianca che non ho voglia di colorare. E così inizio a sfogliare le foto di Parigi, quelle di un dicembre poco freddo e dal sapore dolce come il croquembouche. Le stesse che mi fanno sorridere sempre e che mi rilassano.

Poi ascolto Rain dei Cult e intanto penso ai congiuntivi che mi stanno antipatici, e a chi chiude discorsi senza farti capire, lasciandoti appiccicata così l’impressione che intorno tutto sia un po’ più falso.
E poi rifletto, e mi dico che le persone non si misurano dalla testa ai piedi ma dalla testa al cielo. E allora sì che ho detto tutto.

 

7 Butterflies

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 Bisogno. Vedere. Sentire. Odorare
                                     Lalla si veste di Lilla.
Ridi, suvvia. Io mi fido di te.
                          Che pensi ?.  Caffè e fantasia.
Regalami una foto. Flash. 
                                      
Guanti. Louvre. Tout.
Speravo ridessi. Ginocchio. Noiosa.
                                 Splendida. Impazzire.         
Vita
dentro che bolle. 
                  Risottolineare. Flash.
 

[Ciò che ti rimproverano, coltivalo perché sei tu] 
 Jean Cocteau

In-tatto

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Notte. Quattro foglie secche e profumo di mandarini sbucciati.
Give me the words that tell me nothing
I presentimenti che si attaccano come materia viva e spessa.
Asfaltano tutto, odore acre di disincanto.
In a manner of speaking I don’t understand
C’è un traffico emozionale sospeso in un andirivieni di opportunità.
E fantasia per perdersi.
Ma [non] attendo acuta, sul gioco del margine.

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Afona. Mal di gola. Splinder in bìlico, chi emigra, chi resta, chi si dimette. 
Note colorate battono il ritmo dei pensieri in 6/8. 
Un metrònomo che segna l'attesa. Di un novembre rosso di querce ed aceri.
Di un notturno schietto e sfacciato che scivola tra la pelle. 
Del tuo sguardo insolente che mi osserva di nascosto.

[Ed io, con la voglia di castagne bollenti che profumano di buono, resto qui]

 

(se senti la musica del mio blog, e vuoi ascoltare Lisa Hannigan insieme a me, fai prima Esc) 

 

Crazy

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Perché per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita,
pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo,
quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune,
ma bruciano, bruciano, bruciano,
come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni
attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale
e tutti fanno Oooohhh!. 

(da On the road – J. Kerouac)

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Potermi appagare e guardarti per comprendere.
Una vista che va oltre, più in là e poi torna. Il pensiero folle: un tuffo senza rete. E la vita smembrata che germoglia, selvatica, meravigliosa.

E furono colori, di cielo e di prati, il nero segreto dei corvi, le croci celtiche ed il freddo pungente la mattina. La lunga strada percorsa, il dolce burroso e caramellato, e poi ancora ad ovest.
Sull’oceano i tre sassi: azzurro, verde e grigio.
Sull’oceano i tre passi: uno per Lilly, uno per te, ed uno per me.
 
Poi si torna. Senza alfabeto e senza parole.
Avvinghiata sul bordo di questa estate che
[purtroppo]ancora non cede.

Cliff

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Fuori i rumori delle cicale si sentono fortemente, anche in città. La calura è tremenda ed io mi muovo con parsimonia. Le tende sono ferme, un po’ come me.
Ché io sarei anche tornata puntuale il 27 (aprile).
Poi ho passato giornate dagli occhi vivi, e serate intere a far l’amore con i colori riorganizzando foto.  
Giorni con un nome e mani ferme, labbra socchiuse e sospiri, toccata dalle luci e non solo quelle dell’alba, mentre ripetevo ad alta voce non ho voglia di parlare adesso.
Certi viaggi ti restano dentro più di altri, soprattutto quando hai delle aspettative verso un posto e questo si rivela non all’altezza bensì oltre.
Ho trascorso le giornate così, pensando ai particolari e mettendo a fuoco nella mente immagini che non volevo perdere.
Perché quando la tua prima colazione la fai nello Starbucks delle Trump Tower e pensi sia impossibile, per te, essere lì ed in quel momento il sottofondo musicale è My Way di Sinatra, la canzone che più di ogni altra ha legato te ai tuoi genitori, i segni sono evidenti.
E ti fanno pensare così a lungo, da non accorgerti che i mesi scivolano come sabbia tra le mani.
 
[Bambina ritorni verso casa, con un desiderio struggente di notti lunghe e morbide come la stanchezza]
 
 
New york

© foto passaggisegreti

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